Se fossi L’Enigmista e dovessi sfidare il mio nemico  Batman con l’ennesimo rompicapo la cui soluzione fosse “Il caos”, senza incertezze lascerei come traccia quanto segue: “Esiste e non esiste”. Ometterei  cioè l’avverbio ‘contemporaneamente’, il cui semplice utilizzo produrrebbe un sottotesto che validerebbe questa ubiquità come anomala. Invece il caos esiste e non esiste, punto. Ma perché?

La natura, nella sua generale progettualità, non ha mai contemplato il caos, non ha mai fatto parte della sua road map. Nulla di ciò che la natura ha creato prevede il caos, al contrario tutto è preordinato e prevedibile. Perfino il caso è un elemento previsto, programmabile ed essenziale nel flusso espressivo dei prodotti della natura. Il polline che svolazza nell’aria per andare poi a depositarsi chissà dove, i terremoti ancora senza possibilità di previsione, le correnti d’aria folli e senza guida etc. etc.. Gli eventi che stanno segnando il nostro tempo stanno lì a dimostrarlo, tutti i disastri ecologici sono nulla di più prevedibile, il cui allarme fu già dato addirittura circa duecento anni fa da vari naturalisti biologi. Tutto, nella natura, è prevedibile.

“Il caos è equo”

Joker – ‘Batman Il cavaliere oscuro’ 2008

Nel momento in cui fiorì la coscienza fu partorito il concetto di caos, sintesi che tranquillizzò l’uomo grazie all’effetto catalogazione e archiviazione. Il caos, nella realtà elaborata dalla coscienza, esisteva sempre e ovunque. Quando, però, la razionalità prese il sopravvento e dovette dare al caos un senso, l’uomo ne provò gli effetti venefici, trovandosi d’un tratto in conflitto con il proprio innato desiderio di stabilità. L’uomo a sua volta lo negò dandogli, di volta in volta, una spiegazione, una giustificazione, una coordinata, in modo da non cadere nel panico dell’incomprensibile, vero motore della paura interiore. 

E’ a questo punto che interveniamo noi, biologi delle metafore, linguisti dei segni, architetti di storie per donare titoli e funzionalità a questo caos, creando moderni graffiti dedicati a questo oscuro, bizzarro, lunatico, umorale e volubile compagno di viaggio con l’intenzione di farne un ritratto. Per poi scoprire, alla fine, che ha il volto di chi lo rappresenta.